Interpreti e personaggi

Roberto Benigni : Guido Orefice
Giorgio Cantarini : Giosuè Orefice
Giustino Durano : Eliseo Orefice
Horst Buchholz : dottore Lessing
Sergio Bustric : Ferruccio Papini
Lydia Alfonsi : signora Guicciardini
Pietro De Silva : Bartolomeo
Marisa Paredes : madre di Dora
Giuliana Lojodice : direttrice
Francesco Guzzo : Vittorino
Gina Rovere : governante di Dora
Omero Antonutti : Voce introduzione
Se non riesci a vedere il film

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Consigliato da 42 persone
Di seguito viene svelata del tutto o in parte la trama del film
Guido Orefice è un giovane ebreo che si trasferisce ad Arezzo con l'amico Ferruccio Papini.

Durante il tragitto Guido incontra casualmente una giovane maestra di nome Dora che soprannomina subito principessa.

Arrivato in città, viene ospitato dallo zio Eliseo, possessore dell'albergo più lussuoso della città di Firenze, il Grand Hotel, dove Guido va a lavorare come cameriere.

Quello stesso giorno, in municipio, avviene un litigio con Rodolfo, un arrogante fascista militare, ed entrambi da allora si soprannominano lo scemo delle uova perché Guido involontariamente appoggia alcune uova nel cappello del fascista e, quando Rodolfo lo indossa, gli si rompono sulla testa, diventando furioso.

Un giorno Guido, incontrando nuovamente Dora, scopre che lei è fidanzata con Rodolfo.

Intanto, all'hotel, fa anche amicizia con un medico tedesco appassionato, come Guido, di indovinelli e calembour.

Saputo che un ispettore scolastico dorme nell'hotel, e che costui era stato convocato il giorno dopo in una scuola elementare per una lezione antropologica a favore della razza ariana, trova uno stratagemma per sostituirsi a costui, pur di incontrare la sua amata Dora, che insegna nella stessa scuola.

Il vero ispettore poi arriva quando già la lezione ha ormai ridicolizzato l'obiettivo iniziale, ma Guido, scappato via dalla finestra, ha comunque raggiunto il suo scopo.

Una sera Dora, con i suoi amici, va a teatro, Guido la segue e, con un altro stratagemma, la porta via a Rodolfo.

I due quella sera parlano a lungo e Guido le confessa infine il proprio amore per lei.

Qualche sera dopo, proprio al Grand Hotel, Rodolfo è ansioso di festeggiare il fidanzamento ufficiale con Dora, la quale mai è stata veramente innamorata.

Dora quindi decide di contraccambiare i sentimenti di Guido e, al termine della serata, va via con lui, che entra nel ristorante su un cavallo bianco, seppur dipinto di verde fluorescente, incurante che sul dorso dell'animale avessero scritto "cavallo ebreo", perché era già incominciata la discriminazione razziale.

A Rodolfo non rimane che incappare nell'ennesimo uovo, stavolta un grande uovo di struzzo che rovina sulla sua testa.

Nel 1939, Guido e Dora si sposano e dal loro amore nasce Giosuè.

Sei anni dopo, nonostante la guerra e l'invasione nazista dell'Italia, la famiglia è ancora felice, Guido ha aperto una libreria e Dora continua la sua attività da insegnante, ma, proprio il giorno prima del compleanno di suo figlio, Guido, viene richiamato dai fascisti per la schedatura sua, di suo figlio e di suo zio, nel registro ebraico delle SS (che poi servirà al loro arresto).

Il giorno dopo, Guido, suo figlio insieme allo zio Eliseo vengono deportati in un lager nazista, insieme ad altri concittadini ebrei.

Dora, giunta a casa e trovati i segni della colluttazione, arriva in tempo alla stazione.

Lì, vede un treno merci stracolmo di gente, con appresso i bagagli: uomini, donne, bambini ed anziani, spinti, malmenati e scherniti dai soldati delle SS, che li costringevano a salire sul treno.

Dora spaventata, decide di parlare con un tenente delle SS, che le consiglia di tornarsene a casa, alla sua prima richiesta di salire sul treno volontariamente, ma insistendo, Dora riesce a convincere l'ufficiale nazista, il quale, alla fine, ferma il treno e la fa salire: incontrerà di sfuggita suo marito soltanto in una occasione dell'arrivo al campo di concentramento.

All'arrivo nel campo, gli uomini e le donne vengono immediatamente separati, e lo zio Eliseo, insieme a molti altri, viene destinato immediatamente alla camera a gas, in quanto troppo anziano per lavorare.

Pur di proteggere il figlio dalla terribile realtà, Guido sin dall'inizio del tragico viaggio in treno, racconta a Giosuè che stanno partecipando a un gioco a premi, in cui si dovranno affrontare numerose prove, per vincere un carro armato vero.

Si spaccia anche come interprete del soldato tedesco, per "tradurre" le regole del lager, imposte ai prigionieri, in un emozionante gioco.

Col passare dei giorni Giosuè entra attivamente nel vivo del "gioco", tra le cui "regole" c'era quella di rimanere nascosti nella camera riservata a suo padre e ad altri prigionieri, per evitare che, una volta trovato, fosse destinato alla camera a gas.

Durante una selezione, Guido incontra il medico tedesco conosciuto al Grand Hotel, ormai divenuto un capitano delle SS, che selezionava gli uomini da far continuare a lavorare, e quelli da mandare a morire.

Il medico riconosce Guido, non lo seleziona per il gas, ma gli offre di servire ai tavoli in una cena per ufficiali nazisti.

Guido si illude che il medico voglia mettere una buona parola per lui e per sua moglie, e riesce anche a far partecipare suo figlio, per sfamarlo dignitosamente, confuso tra gli altri figli di ufficiali nel tavolo a loro riservato.

Grande sarà la sua delusione quando, quella stessa sera, il dottore lo chiamerà a sé soltanto per sottoporgli un cupo indovinello a cui non trovava soluzione e per il quale era disperatissimo.

La stessa sera, durante il suo ritorno in baracca, Guido si perde nel lager con il figlio addormentato in braccio; ad un certo punto scorge da lontano una fitta coltre di nebbia, Guido incuriosito la supera, ed a suo malgrado vede una gigantesca montagna di cadaveri scheletriti destinati alla cremazione.

Pian piano Guido, atterrito si allontana con la speranza che il figlio non si svegliasse proprio allora e non vedesse un orrore atroce di quel genere; in altre parole, il protagonista si era avvicinato troppo in prossimità di un forno crematorio.

Una notte, all'improvviso, i soldati tedeschi abbandonano freneticamente il campo dopo aver fatto strage dei deportati rimasti.

Guido riesce a nascondere Giosuè in una cabina dicendogli di giocare a nascondino e promettendogli di ritornare; purtroppo, mentre è alla ricerca della moglie, mascherato da donna, viene scoperto e ucciso.

Le scene finali del film mostrano come al mattino seguente il lager venga liberato.

Giosuè esce dalla cabina in cui era stato tutta la notte nascosto in silenzio ed è infine salvato da un soldato americano, che lo fa salire su un carro armato mentre, convinto di aver vinto il premio finale, grida: È vero!

Il film si conclude quando Giosuè, accompagnato in spalla dal soldato americano che lo ha trovato, riconosce la madre, che cammina nel gruppo di prigioniere liberate, si abbracciano e dicono "abbiamo vinto!" mentre la voce narrante di un Giosuè ormai anziano, termina dicendo: Questa è la mia storia, questo è il sacrificio che mio padre ha fatto, questo è stato il suo regalo per me.




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La Vita è Bella

Film :. Drammatico
22 | 10 | 10
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